Il Settecento magico di Pupi Avati e Roberto Gandus: La Casa delle Signore buie

Mentre tutti sono in attesa del prossimo horror di Pupi Avati, segnaliamo  un interessante e curioso racconto lungo scritto dal regista bolognese insieme allo sceneggiatore e autore televisivo Roberto Gandus.  La casa delle signore buie (Golem Edizioni, 2016)  è una storia di magia nera e avventura ambientata nella Sicilia settecentesca; qui una classe aristocratica morente prova a sopravvivere eludendo i  precetti della chiesa cattolica  grazie a un sodalizio antichissimo e malvagio dominato da una fosca figura femminile. Il tono è favolistico, così come da favola è la geografia immaginaria che fa da sfondo alle peripezie di due giovani innamorati che crescono scoprendo quanto sia abominevole la loro ascendenza. E’ facile per il  fan di Avati riconoscere alcuni temi ricorrenti nelle sue opere “di genere”: il Settecento magico de L’arcano incantatore, prima di tutto. Avati guarda agli “altri Lumi” e preferisce raccontare il secolo dei San Germano e dei Cagliostro, piuttosto che quello scettico e scanzonato degli illuministi. L’ossessione di maghi e occultisti è sempre e solo una: l’immortalità (e il potere che ne consegue), ma non quella promessa e santificata della fede, bensì una sua parodia illecita, conseguita con il sacrificio del sangue altrui, e che non sempre garantisce la gloria del corpo intatto- talvolta il negromante si deve accontentare di assai più impresentabili succedanei. Si tratta di un tema avatiano dal quale scaturisce sia il terrificante Zeder, sia la sceneggiatura del cult dei cult: Voci notturne – l’esistenza di un sodalizio occulto che si tramanda il segreto dell’immortalità del corpo  e che è disposto a ogni crimine per difenderlo. Per concludere: La casa delle signore buie è un libro indispensabile per comporre il mosaico della poetica horror del maestro bolognese.

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