I racconti dell’orrore di Robert E. Howard

schermata-2015-11-25-a-14-50-04Sono stati recentemente pubblicati nella collana “Urania Horror” due volumi di racconti di un grande solitario della letteratura fantastica americana, Robert H. Howard,  più noto al pubblico per aver creato i personaggi di Conan il Barbaro e Solomon Kane.  Il lettore troverà in corrispondenza con i numeri  progressivi 8 e 10 della summenzionata collana (titoli italiani:  I figli della notte I morti ricordano)   una vasta raccolta di racconti originariamente pubblicati dal 1925 al 1936, oltre ad alcuni pezzi postumi. Howard pubblicò con regolarità i suo racconti brevi fino alla morte con le più note e diffuse testate pulp del suo tempo, le stesse che ospitavano negli stessi anni i racconti di Lovecraft: “Weird tales” innanzitutto, ma anche “Ghost Stories”, “Magazine of Horror”,  “Strange Tales” “Witchcraft and Sorcery” ed altri magazine di quell’imponente movimento che vedeva protagonisti fianco a fianco scrittori professionisti e dilettanti talvolta geniali. Da queste pagine emerge il mondo fantastico di Howard,  in parte convergente con l’universo lovecraftiano, al quale viene a ragione accostato. Il rapporto tra i due fu certamente intenso e comune fu l’approccio al tema del passato ancestrale che non si può misurare con il metro della storia umana, e al quale si può attingere per evocare esperienze e paure profonde. Qualcosa dell’immaginario howardiano passò a Lovecraft, per esempio il celebre pseudobiblion del fantomatico Von Juntz, quel Libro nero (gli   Unaussprechliche Kulten)  conservato sottochiave nella biblioteca dell’università  Miskatonic di Arkham.  Lovecraft e Howard hanno in comune l’idea che la storia umana sia l’effetto di superficie di un sostrato razziale le cui radici affondano in un passato inconcepibile ed essenzialmente non umano. Inutile soffermarsi sul razzismo connesso a queste idee: lo verificherà il lettore – ma il lettore dovrà ammettere anche che questo razzismo  è temperato da una visione aristocratica per  la quale, ad esempio, lo stregone africano apparterrà  allo stesso lignaggio del guerriero Kane – qualcosa di simile alla tensione che Furio Jesi vede nel progetto del  Decamerone nero di Frobenius.  Quello che c’è in Howard e manca totalmente in Lovecraft è secondo me è l’orizzonte morale,dei valori, della fedeltà, il tentativo d riportare a misura umana il male ancestrale, per poterlo affrontare, pur nella consapevolezza che la lotta è già perduta in partenza . E’ da questo punto di vista   che lo scrittore può descrivere  con toni eccezionalmente cupi  e primitivi certi villaggi di marinai del New England,  certe foreste impraticabili, certe case.  Altrettanto primitiva è l’ossessione di Howard  per il macabro, la morte corporale, un tòpos che  non sembra appartenere propriamente al Solitario di Providence.

Assolutamente benemerita    l’iniziativa di Urania che permette di leggere per esteso una parte così importante dell’opera di Howard. 

 

 

 

 

 

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