Lovecraft’s Innsmouth di Claudio Vergnani: il romanzo.

imgres-1+ACHTUNG SPOILER+ Con la pubblicazione del romanzo Lovecraft’s Innsmouth  per i tipi di Dunwich Edizioni (Ultimamente disponibile anche in formato cartaceo – oltre che in digitale) Claudio Vergnani torna a frequentare il passo che gli è più congeniale, dopo il promettente assaggio dello scorso inverno: una lunga avventura in cui si dipanano, come i suoi lettori sanno bene, sofferenza e comicità, orrore e grottesco secondo una miscela unica.  C’è di più: in questa nuova avventura della strana coppia c’è spazio anche per una incredibile impresa amatoria dei Nostri, che non mancherà di stupire e rallegrare tanti cuori in inverno.  

Lovecraft’s Innsmouth è per me un’impresa coraggiosa: scherzare con Lovecraft  avrebbe potuto scatenare le reazioni irose di cultori (sarebbe meglio dire cultisti) poco disposti al dialogo; nonostante questo pericolo Vergnani ha osato addentrarsi nell’immaginario del Solitario di Providence scegliendo di scatenare un conflitto che è innanzitutto conflitto tra mondi narrativi distanti. E come accade spesso con la letteratura fantastica, la riflessione metaletteraria acquista carne e sangue e diventa avventura, paura, e sì, anche incanto. Le prime pagine sono davvero godibili: ritroviamo un Claudio piuttosto “vergificato” dall’accresciuta durezza del vivere; e d’altro canto un Vergy in grado di somministrare con più misura del solito la sua violenza pedagogica. Forse i nostri amici stanno cambiando…

Il gioco letterario realtà-finzione-realtà …all’infinito,  si fa, appunto, vertiginoso quando i due, coinvolti in un’impresa apparentemente da poco dal prof. Franco Brandellini  (indovinate un po’ chi si nasconde dietro questo singolare cognome?) sbarcano sulle coste del New England in una Innsmouth  (la città fantastica del celebre racconto) apparentemente ricostruita  per turisti e fanatici di HPL.  Si lascia al lettore il piacere di seguire  la storia dagli inizi ovattati e sospesi fino all’Helter Skelter finale.  Bisogna però segnalare che il pantheon lovecraftiano rivela per mano di Vergnani qualcosa di definitivo e originario, anche se spesso occultato dal glamour della mostruosità: Ciò che è morto può morire al contrario del famoso detto, e per sempre. Lasciando solo sfacelo e pena del vivere. Ecco perché i  protagonisti appaiono più che mai dei guerrieri che, come gli eroi dei romanzi cavallereschi sono i primi a commuoversi per la morte del nemico, per quanto ripugnante e pericoloso esso sia.  Non sentiremo divinità idiote gorgogliare bestemmie al centro dell’universo, ma intuiremo lo sfascio, il silenzio mortale che effettivamente sta al centro dell’orrore lovecraftiano, fino ad intravedere le spoglie di qualcosa  che ci spaventa di più proprio per la sua assenza, quasi che l’autore  abbia voluto sottrarre asceticamente, un attimo prima dell’epilogo, la funzione catartica e in definitiva consolatoria (come si diceva una volta)  dell’orrore.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...