Seduta spiritica a Giulianova

Chi ha vissuto negli anni Ottanta a Giulianova non può fare a meno di ricordare una vita giovanile divisa tra riti di provincia e proiezione verso una modernità e una ricchezza arrivate con l’industrializzazione diffusa (il famoso modello Val Vibrata, che disseminò di imprese familiari un territorio fino a quel momento prevalentemente agricolo) e, va detto, con un welfare clientelare gestito in modo ferreo dal più grande partito comunista dell’Occidente. Nella luce intensa della vita da spiaggia si insinuavano però spesso intense e angoscianti fabulazioni, retaggio di un mondo contadino non ancora tramontato, retaggio rimodulato  alla luce di un più moderno e diffuso magismo. Cesare Bermani ha perfettamente descritto questa transizione tra culture nel classico Il bambino è servito. Leggende metropolitane in Italia (Dedalo, 1991), libro più volte citato nelle pagine di questo blog.  Tra le testimonianze più preziose di quell’epoca risalta la testimonianza di I.B.,  raccolta da Bermani nel 1986 con i metodi rigorosi della storia orale. B. riferisce su fatti avvenuti tre anni prima:

L’estate del 1983 facemmo una delle tante sedute spiritiche, io F. e N. Ci capitò uno spirito che diceva di essere molto potente e malefico. Si chiamava F.B. nato nel 1053, condannato a morte per aver violentato duemilasette ragazze e poi alla sofferenza eterna.. Ci diceva cha attorno a lui c’era il buio, non c’era nessuno. e lui ci dava degli appuntamenti a cui non dovevamo assolutamente mancare ( C. Bermani  op. cit., p. 133).

Si osservi innazitutto la totale adesione del soggetto narrante (più propenso alla critica in altre testimonianze relative alla storia dell’autostoppista fantasma) all’eventualità del soprannaturale.

Lo spirito è bizzoso ed esigente e chiede ai suoi evocatori varie prove di fedeltà, finché non dà agli incauti spiritisti un appuntamento finale:

‘La tale sera di luglio, alle nove, ai giardinetti sotto via Ventiquattro maggio, vi darò una dimostrazione della mia potenza’. Sparsa la voce, quella sera eravamo un centinaio di ragazzi. Portammo lì il cartoncino e lo mettemmo a terra. Aveva le lettere dell’alfabeto, i numeri dall’1 allo 0, la base dove stava la moneta […] e lui andando su determinate lettere con la moneta, scriveva.

Lo spirito da quel momento mette alla prova i suoi evocatori con prove a metà tra la chiaroveggenza e l’apporto, fino alla crisi finale:

Nicola si incammina ridendo ma a un certo punto si blocca, proprio come una frustata, diventa serio, la faccia pallidissima, gli occhi rossi e le labbra nere. Gli cade la sigaretta dalla mano e cammina per mezz’ora nel parco. […] si mette a scavare con le mani sulle radici di un albero. Fa una buca di una ventina di centimetri e caccia una pietra che era quasi una boccia, quasi sferica [come richiesto dallo spirito n.d.r.]. La riportò e camminando verso di noi conservò colorito e espressione anormale sino a tre quattro metri. Eravamo un centinaio e tremavamo tutti quanti come foglie, spaventatissimi. Poi riprese l’espressione normale e lui tuttora non ricorda niente. […] poi si guardò le mani, vide che erano tutte scorticate, sanguinanti, e cominciò a tremare. […] dopo quel fatto chiedemmo allo spirito di R.B. di far camminare una moneta da sola (…) e lui la fece camminare. Lì ci spaventammo tutti a morte e da quella sera abbiamo spesso. Però questo spirito ha detto che non ce la farà passare liscia.

Abbiamo qui un testo di grande importanza, che non va interpretato con la logora opposizione incredulità /credulità ma, come suggerisce Bermani, con tutti gli strumenti antropologici utili a ritrovare l’unità tra rito-mito ed esperienza soggettiva. Crede il protagonista a ciò che racconta ? È più importante rilevare  in questo testo la forma teatrale del rito di possessione sciamanica  che rispondere a quella domanda. La soluzione del problema antropologico non è però che il primo passo per una comprensione totalmente storica del documento   secondo l’orientamento di Ernesto De Martino, che Bermani riconosce come fondativo di una scienza storica integrale.

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