Distopie italiane (1). Claudio Vergnani, La Sentinella

La distopia ci allena ad ammiccare e a vedere oggi, oltre gli inganni dell’abitudine e la dannosa tendenza a proiettare le certezze del passato sul presente. Recentemente in Italia si sono assunti questo compito tra gli altri Tullio Avoledo con La crociata dei bambini (ed. Multiplayer 2014), secondo episodio di una serie interna al più vasto progetto Metro 2033 Universe, e Claudio Vergnani con il suo ultimo romanzo edito nel 2015 da Gargoyle, La Sentinella:  due opere che partono da premesse molto diverse, ma che mettono ugualmente alla prova la sostanza umana di fronte all’estremo,  due indagini sul silenzio di Dio e sul mistero della libertà, tra vocazione e destino.     CLAUDIO VERGNANI, La Sentinella UnknownClaudio Vergnani torna al romanzo, dopo  un lavoro interamente dedicato al passato di Vergy, personaggio amatissimo della trilogia vampirica, con una variazione sul tema dell’apocalisse: lo scrittore modenese ci proietta in un futuro in cui, per una volta, i vivi mangiano i morti. Una civiltà è al termine, non per un evento traumatico  ma per consunzione: è la cultura tecnica e materiale a collassare, a dimostrazione di quanto spirituale sia la capacità creativa del lavoro umano, lasciando  città , gruppi e individui allo sfascio, in balia di una religione vomitata da un medioevo deformato : Bernardo di Chiaravalle e Mad Max insieme, pensate.  Diversamente da quel che accadde dopo la Morte Nera del 1348, non si assiste a nessuna ripresa, per quanto lenta, e  la questione è puramente quantitativa- di fronte alla morte di miliardi di uomini non c’è ordinamento, infrastruttura, legame che possa reggere. Un cattolicesimo piuttosto allucinato si incarica di tenere a bada il caos e la promiscuità dei vivi con i morti, il cannibalismo, il sincretismo religioso più sfrenato e fantasioso. Tra tutti l’ordine  delle Sentinelle, il cui motto può ben essere identico a quello della Compagnia di Gesù, perinde ac cadaverNella prima parte La sentinella è il resoconto del percorso iniziatico seguito dal protagonista per essere ammesso nell’ordine, ma alla maniera di Vergnani: una girandola di prove ai limiti dell’umano, con una pedagogia della violenza che conserva ben poco degli sberleffi alla Vergy. Il tutto all’interno di scenari talvolta memorabili, con tanto di sotterramento prematuro e un bel gruppo di caratteri in formazione tra cui spicca un antagonista particolarmente carismatico. Del resto l’autore è maestro sommo nel descrivere situazioni in cui corpo e mente sono portate ai confini della sopravvivenza: il più delle volte epiche e disperate anabasi -potrei sbagliarmi, ma sospetto che l’opera di Senofonte, sia un riferimento forte- qui invece una disumana Selezione. La Sentinella sarà chiamata ad un unico, impensabile compito, che lo porterà a contatto con il più straordinario inquilino della sede pontificia di Avignone (altro riferimento alla crisi del Trecento). Non vorrei continuare,  anzi: invito tutti a leggere questo libro coinvolgente e divertente, a tratti esilarante, a compensare ritualmente la durezza di alcuni passaggi, un libro in cui più che altrove Vergnani ha provato a fissare la sua opzione per un’etica del guerriero, disincantata e umile, ma sempre alla ricerca dell’assoluto.

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