La banda degli amanti: scontro tra mondi narrativi.

Unknown-1Unknown-2Arrivato a metà della lettura, devo fissare la sorpresa provocata da La banda degli amanti, l’atteso ritorno dell’Alligatore, il fortunato personaggio creato da Massimo Carlotto per  i tipi di e/o negli anni Novanta. Ho sempre creduto che il mondo narrativo dei romanzi dell’Alligatore e l’universo in cui si muove Giorgio Pellegrini, vilain integrale, e proprio per questo massimo interprete e critico “dall’interno” dell’ordine esistente, fossero destinati a non incontrarsi mai. Perché? Mentre dall’Alligatore, “crociato” della verità e fedele prima di tutto all’amicizia, deriva un mondo narrativo di relazioni umane e valori in grado di arginare l’assalto del male, dalle imprese di Pellegrini messe in scena in Arrivederci amore, ciao  e soprattutto nel noir italiano più spietato e conseguente degli ultimi anni, Alla fine di un giorno noioso,  si espande un mondo senza possibilità di redenzione che non sia il rovesciamento totale, assoluto, apocalittico dell’esistente. Una sbirciata alla quarta di copertina fa presagire uno scontro formidabile tra queste realtà, prima che tra i personaggi.  A svolgere il ruolo di mediatore necessario spunta anche l’Ispettore Campagna, altra presenza rilevante della narrativa di ambientazione padovana di Carlotto.

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