Potenza critica del Fantastico

UnknownUno dei motivi per cui esiste questo spazio è la convinzione che la letteratura fantastica -e la fantascienza, che esiste ed è viva, anche se deve combattere per conquistare lo spazio che merita sugli scaffali- e non il thriller, o il noir, ma proprio la letteratura fantastica, sia uno strumento di conoscenza, non analitico certo, non scientifico, ma intuitivo e immaginativo, dei mutamenti drammatici e apparentemente ineluttabili che incombono sulle nostre vite. Un metodo della letteratura e del cinema fantastico è per esempio quello di collegare eventi molecolari, locali, e apparentemente insignificanti a sconvolgimenti abissali in arrivo: due nomi per tutti, lo Spielberg di Incontri ravvicinati e il nostro Lovecraft. Saper collegare un segno nel quotidiano allo scatenarsi di forze incombenti in un colpo solo, ecco un talento della letteratura di genere. Seguendo questa idea è sorta, e sembra non volerci abbandonare, un’altra fastidiosa ( per non dire “disturbante”) ipotesi: se nel XX secolo le forze che si contendevano l’egemonia planetaria combattevano ancora per la supremazia nella realtà, cioè all’interno di una cornice, che possiamo chiamare senza rigore metafisica, comune, oggi, 2014, la posta in gioco è per il dominio della realtà, voglio dire per la produzione della realtà e il controllo di esseri umani totalmente fungibili. Nulla di nuovo: che il potere produca pratiche, saperi, norme e conseguentemente detenga il controllo dello “statuto di realtà” ce lo ha insegnato per ultimo Foucault (ma anche Nietzsche, e Gorgia, e Trasimaco), e il marxismo contemporaneo indaga le conseguenze sugli individui nella transizione al capitalismo finanziario: “ molte forme di lavoro formalmente libero, in alcuni settori (dall’edilizia alla ristorazione, dalla cura delle persone alla logistica “porta a porta”), richiamano di sovente forme di dipendenza di tipo personale, soggette al ricatto dell’espulsione e quindi a condizioni in cui ad essere in gioco non è più solo un salario di sopravvivenza, ma l’esistenza in quanto tale. La categoria foucaultiana di “cura” entra in gioco qui, ma singolarmente rovesciata” (vedi tutto l’aricolo di A. Zanini su Millepiani). Non so, io a questa “cura” rovesciata rabbrividisco. Non vedo definizione più calzante di questa a chi mi chieda cosa sia il male assoluto. E sono sicuro che noi, forma di vita “in pericolo”, individui condannati ad un fallimento potenzialmente mortale, come mortale è stato quello storico della classe, e sulle cui spalle pesa uno scambio ineguale tra responsabilità infinita e controllo nullo della propria vita, possiamo penetrare  la nostra condizione soprattutto se la osserviamo decontestualizzata, sottoposta allo straniamento e alle materializzazioni del fantastico , della fantascienza e dell’horror, che hanno il merito di liberarci dall’“impostura del quotidiano”.

Un pensiero su “Potenza critica del Fantastico

  1. Un mondo fantastico si nasconde nei meandri della nostra mente, un regno ricco di sfumature a cavallo tra i sogni e la cruda realtà. Scrivere è l’arma migliore per oltrepassare il confine di una vita comune.

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