Letteratura di genere e orrore quotidiano

 

Da qualche 20141013_114819tempo, come lettore di Fantastico e Horror, mi interrogo sull’impatto che la pratica di condivisione di immagini terrificanti e raccapriccianti potrà avere su quei generi. È vero che televisione e stampa sono oggi generalmente meno prodighe di immagini cruente rispetto agli anni Settanta e Ottanta, quando nessuno si faceva scrupolo di mostrare immagini anche molto forti di morti ammazzati – ricordo per esempio lo spavento provato davanti all’immagine di Dalla Chiesa trucidato in macchina con la giovane moglie-; ma, quando si naviga nel web le cose cambiano, e spesso su bacheche e timeline compaiono a tradimento immagini che non vorremmo assolutamente avere davanti agli occhi. Si può ragionare sul grado di inquinamento dell’immaginazione che queste pratiche possono comportare senza cadere nella solita geremiade sulla decadenza dei costumi? Saturazione e abitudine non porteranno ad alcun aumento di consapevolezza e conoscenza, tutt’altro; ma come reagirà la letteratura di genere all’innalzamento della tolleranza collettiva di fronte all’orrore quotidiano? Ho idea che la letteratura horror migliore seguirà la strada percorsa dalla pittura, quando questa forma d’arte fu liberata da ogni finalità didascalica dallo sviluppo della tecnica e dell’arte fotografica. Un horror critico, meditativo, che costringerà il lettore a una interrogazione continua:  semplice letteratura insomma. Vorrei citare qui una riflessione di Claudio Vergnani che mi sembra in sintonia con quanto detto sopra:

Preferisco l’horror che parla della difficoltà di rimanere esseri umani in situazioni estreme. E’ quello che provo a sondare e a descrivere. L’orrore che nasce dalla brutalità, dalla stupidità e dall’ignoranza mi amareggia e basta

Il che non significa certamente che quella brutalità non possa essere indagata ed espressa nel lavoro letterario, che è mediazione e cultura.

8 pensieri su “Letteratura di genere e orrore quotidiano

  1. Ringrazio per la citazione e integro il pensiero riportato, che era la risposta a una domanda in un post su FB. L’orrore che purtroppo abbiamo sotto gli occhi ogni giorno – un orrore a volte eclatante, a volte più sbiadito e informe ma non meno tragico – mi incute un sacro timore, oltre all’ovvio rispetto per chi ne è vittima. Molto spesso nasce da cause banali, quali ignoranza, rabbia, frustrazione, maleducazione quando non addirittura pigrizia. E’ un orrore “comune” che risulta essere il più pericoloso di tutti. ma se voglio scrivere, allora preferisco sondare i limiti che situazioni estreme impongono al nostro coraggio, alla nostra determinazione, alla nostra intelligenza e alla nostra umanità.
    E ringrazio Antonello per la citazione.

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  2. Una cosa che sembra sfuggire ai più, abituati a considerare la narrativa di genere, “minore” è come Vergnani in particolare, forte di una cultura di stampo classico, sappia cogliere la capacità metaforica dell’horror, una lente deformante, provocatoria e inquietante dell’oggi e dell’individuo a tutto tondo, fino alle sue pieghe più intime. Questo lo sa fare e lo fa bene, con una dialettica apparentemente scanzonata ma a tratti afettuosamente crudele. Ha veramente qualcosa di bukoskiano ma in salsa di sangue.

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