Alfred Kubin, Disegnatore di sogni

Unknown-5Unknown-4È in libreria da circa un anno la raccolta di testi brevi del disegnatore e scrittore  boemo Alfred Kubin Disegnatore di sogni  (Aus meiner werkstatt, München, Nymphenburger Verlagshandlung, 1973) , edito da Castelvecchi nella collana Etcetera (qui la scheda SBN), collezione di “nuovi classici” tascabili curata ed essenziale. Il formato e il costo ridotto non hanno permesso di inserire nell’edizione italiana le 71 illustrazioni dell’originale tedesco: di queste il lettore italiano ne potrà ammirare soltanto un campione. Siamo di fronte a testi di diversa provenienza, apparsi perlopiù su libri e riviste tra il 1921 e il 1949, nei quali l’autore de L’altra parte torna a più riprese sull’origine della sua arte, per la quale non è davvero abusata la qualifica di visionaria, sulla potenza espressiva del disegno, sul rapporto con i testi nel corso della sua intensa attività di illustratore. Il che è come dire che Kubin tenta di chiarire quale sia la fonte del perturbante che lo ha dominato e come, e fino a che punto, si possano determinare e comunicare le esperienze originarie che lo riguardano. Tutte questioni di enorme interesse per lettori e autori del Fantastico.

Il disegno prima di tutto: la sua immediatezza, la sintesi di casualità , carattere e fedeltà alle forme, lo rendono strumento autonomo (svincolato dalla servitù dello studio preparatorio e del bozzetto) particolarmente adatto a registrare gli affioramenti dal mondo del sogno. Il disegno ha il potere di indebolire la già sottile intercapedine che separa il mondo del sogno dallo stato di veglia; ma l’esercizio di ricordare le forme notturne sarà tanto più efficace quanto più l’immaginazione sarà disciplinata e trasparente. Il sogno tradisce un grado di realtà sempre più alto, e la veglia si rivela per quello che è , “un sonno cristallizzato e più luminoso”:

A partire da un’intima conoscenza di se stessi, si può studiare tale doppio fenomeno. Riuscire a penetrare questi due territori che si escludono a vicenda ma, contemporaneamente, danno significato l’uno all’altro, che esistono da sempre come in un latente crepuscolo e attirano l’attenzione della coscienza solo quando non  è vigile, sarà certamente più facile se ci si preparerà con cura. Senza dubbio bisogna rifuggire l’ebbrezza e lo sfinimento che stanno come guardiani demoniaci davanti alle porte di questo regno oscuro [corsivo mio], ma chi riuscirà a perseverare con tenacia farà da solo la grande scoperta. (p.11)

Come si vede siamo lontani tanto dalla fantasticheria romantica quanto dai territori del surrealismo. Non è in quelle direzioni che Kubin si addentra nell’indagine interiore sulle fonti del perturbante e della sua arte: Kubin sa di appartenere a due ordini di realtà, e questa duplicità è fonte di angoscia

Ho sempre pensato che il nostro mondo sia fantomatico fino al midollo. il fatto di riuscire a sentirmi a mio agio tra gli spettri si può spiegare solo con la concezione che ho della mia stabilità interiore. In ogni caso  però, in superficie, nei pensieri, mi tormentano da sempre paura e angoscia e dubbi su quale sia il vero nucleo del mio essere. Non dimentichiamo tuttavia che tutte le manifestazioni soprannaturali altro non sono, di fondo, che il riflesso del grembo del Tutto, mostruoso e popolato di figure, che io chiamo coscienza dell’Io. (p.13)

Il mondo onirico può estendere la sua sovranità sul mondo diurno, conferendogli il suo tono: “ci sono momenti, legati soprattutto al risveglio da un sonno profondo, in cui la coscienza di un tragico destino si impone in modo più evidente del solito”.  Ma al contrario: “la nostra quotidianità più prosaica può sprofondare in avvenimenti onirici e perdere la stabilità, la ‘lucidità mentale’, in quell’atmosfera di spaesamento” E ancora, a indicare una soluzione:

l’Io dispotico si è probabilmente sviluppato, come una malattia contagiosa […] Tutto ciò che si può fare è riuscire a comprendere questo destino e tornare indietro, andare a ricercare le silenziose ragioni della natura onirica, nostra madre originale e, muti, sfuggire alla smorfia che si fa chiamare scienza, tecnica o legalità moderna. (p.15)

Le forme fondamentali  che emergono dall’esplorazione del mondo del sogno sono poche e trovano la prima espressione nelle esperienze visuali infantili, cariche di emozioni, matrici dei disegni a venire. Anche la morte precoce della madre si trasforma in Kubin in esperienza visiva, e quindi grafica, primaria, sempre ritornante. Paesaggi infantili, libri illustrati sfogliati mille volte, volti di passanti vanno a formare  l’alfabeto grafico con cui Kubin comunica il suo sterminato mondo onirico, pari per estensione  a quello del nostro Lovecraft. Da quella regione comune a tutti gli uomini, proviene anche “l’arte dei matti”, l’espressione grafica, pittorica, plastica dei malati di mente, la cui visione è un’esperienza limite che sfida le teorie dell’arte. Ecco le impressioni di Kubin di fronte alla collezione conservata nel manicomio di Heidelberg, visitato insieme ad un amico neurologo:

Quei lavori toccarono me e il mio amico appassionato d’arte in modo particolarmente potente per la loro misteriosa regolarità, e restammo a guardare i prodigi dello spirito di quegli artisti, prodigi sorti dalle profondità di tutto ciò che è pensiero e riflessione,e a cui bisogna rendere onore in termini di sguardo e creatività. […] mi rammento in particolare dell’Angelo sterminatore, una composizione satanica, fatta di cavalli demoniaci e di asini resi tetri per mezzo di azzardati accorciamenti […], un concerto d’angeli, che potrebbe essere stato realizzato da un maestro senese, ma poi quei visi formidabilmente cupi ci fanno di nuovo paura come un toro assiro che, con un movimento indimenticabile, piomba dentro una stanza da una finestra. (p. 25, 29)

Nella lotta fra le forze del Caos e del Sé il malato di mente soccombe, mentre l’artista trova una via per la salvezza e la pace interiore, non solo la propria:

Il vero artista riesce a coprire l’abisso,ad assicurare l’esistenza del mondo. Alla forza che gli permette di convertire e vedere subito le cose in maniera simbolica e di ordinarle si aggiunge, nel momento in cui le realizza in arte, una capacità di artigianato che gli permette di mantenersi a debita distanza dal flusso caotico del divenire. proprio questa maestria di artigianato introduce nell’opera quel bene dell’armonia che rende felici le anime sensibili […] Osservo la vita primordiale, la esamino, guardo nelle sue fauci e creo laddove altri, da molto tempo, a quell’orribile vista abbassano le palpebre spaventati. (p.70, 71)

NOTA

L’affinità tra i mondi onirici di Kubin e Lovecraft, vero onironauta, è sorprendente, considerando che i due quasi sicuramente non sapevano nulla l’uno dell’altro. In questa pagina di Weirdletter, potrete guardare alcune creature decisamente lovecraftiane scaturite dalla fantasia di Kubin.

 

 

 

 

 

 

 

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