“Leggi!”. L’imperativo impossibile

gdlbibliotecadelfini.blogspot.com

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Ho il timore che l’aura di eccezionalità di cui si va  ammantando la pratica del leggere sia controproducente: più ci presentiamo ai ragazzi,  noi genitori, insegnanti, educatori (non i bibliotecari, che hanno capito da molto tempo la contraddizione alla Laing dell’imperativo “Leggi!”, formalmente identico allo psicopatogeno “sii spontaneo!”)  come dame di carità un po’ rincitrullite che si scambiano vedute edificanti, più si presenta il lettore come essere superiore che non si abbassa a forme di svago e comunicazione più popolari, e meno futuri lettori avremo.  Leggere come mangiare, correre, amare, come pratica  profondamente umana, passione solitaria e universale, testimone della “insocievole socievolezza” sarà ancora possibile se  la trasmetteremo silenziosamente,  rinunciando a ogni enfasi.

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