Il sistema bibliotecario romano funziona e ha il bilancio in pareggio, privatizziamolo!

blbiotQualche giorno fa Paolo Mantioni,  scrittore e  lettore  non forte ma fortissimo, mi parlava della biblioteca Elsa Morante di Ostia, di come funzionasse e di come fosse possibile, grazie al sistema bibliotecario romano, ricevere in tempi brevi il libro richiesto in prestito da un patrimonio enorme; un’unica gigantesca biblioteca comunale a portata di mano.  La cosa più stupefacente, ha detto ad un tratto, è che nessuno ci abbia ancora messo le mani sopra. E adesso veniamo a sapere da questo post di monteverdelegge   di un piano di distruzione ben concertato ai danni delle Biblioteche di Roma. Questa è la situazione:

Le Biblioteche di Roma: un’istituzione in pareggio di bilancio da diciotto anni. Diciotto. Dalla sua fondazione a oggi (1996-2014). Un patrimonio librario (e audiovisivo) immenso: circa un milione di copie; centinaia di migliaia di frequentatori, migliaia di eventi organizzati, almeno quaranta biblioteche per ragazzi efficientissime; importanti fondi detenuti: fra i tanti, quelli di Giorgio Caproni, Sandro Penna, Agostino Lombardo.
Eppure tale istituzione (proficua e produttiva, come detto, e capace di non gravare sulle tasche dei romani) è sotto attacco; da parte di chi dovrebbe sostenerla. Un attacco che non ha motivazioni di bilancio, ma solo ideologiche. Esso rientra in un piano, più ampio, di distruzione del passato e dei fili residui che ancora lo legano alla sensibilità degli Italiani: l’annientamento, sistematico, della nostra cultura e degli spazi di socialità. Una manovra globale in atto da decenni e che incrudelisce oggi, grazie alla scusa – scodellata con lacrime di coccodrillo – della spending review.
Per le Biblioteche di Roma si prospettano due vie: la trasformazione in municipalizzata, in vista d’una futura, ineludibile, privatizzazione; il ritorno ai Dipartimenti, con relativo taglio di personale e orari (apertura cinque giorni a settimana; apertura pomeridiana – sino alle 17.00 – solo il martedì e il giovedì).
Sul tema proponiamo tre lettere aperte di una bibliotecaria comunale, Maria Elena Esposito, ai propri colleghi.
La prima è uno sfogo a caldo dopo l’ennesimo rituale infruttuoso presso il Comune di Roma.
Le altre due rispondono alla proposta – bislacca – del sindaco Ignazio Marino di far lavorare i clochard nelle biblioteche.

Rimando al link per le testimonianze sconsolate delle bibliotecarie. Qui posso solo dire che la proposta indecente di Marino ricordata sopra dimostra che amministratori e  politici nulla sanno e nulla vogliono sapere di libri, biblioteche, mestieri del libro, disseminazione dell’informazione, formazione continua; che per loro il bibliotecario è un omino che emerge tutto polveroso dal deposito con il libruzzo richiesto  e che non voglia nient’altro dal suo mestiere che un foglio di richiesta ben compilato.

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