Appunti sulla trilogia di Claudio Vergnani _ 3

18vampiro1la trilogia vampirica di Claudio Vergnani è  una poderosa  prova d’autore e, nello stesso tempo, l’esempio di un’editoria di genere, quella praticata da Paolo De Crescenzo,  coraggiosa, pronta a  rischiare pubblicando una storia eccentrica e di grande respiro, del tutto inconsueta nel panorama italiano; forse, è l’esempio di una stagione conclusa, che, viste anche le ultime statistiche sugli indici di lettura, potrebbe non ripresentarsi tanto presto.

Vergnani non ha esitato a dare la parola ad un manipolo di antieroi nel senso più pieno del termine, imparando la lezione del noir autentico, in cui non c’è spazio per allegorie e letture moraleggianti: così va il mondo,  ma ciò non significa che il mondo così com’è debba piacere, e che al male, cieco, inumano, si debba capitolare. Gli eroi di Vergnani vivono in una realtà che ha ipocritamente metabolizzato il male, derubricandolo a disordine, convivendo con esso, a patto che occupi gli interstizi del tessuto sociale e urbano – un tessuto lacerato e descritto crudamente. La natura di individui antisociali e disadattati propria dei protagonisti della saga apre inaspettatamente una prospettiva di redenzione che eccede ogni misura individuale, morale e sociale, aprendosi alla trascendenza (vedi il finale del secondo volume), con accenti, mi è parso, avatiani:

[…] non c’è niente da fare, è successo a te, e ora tende devi occupare tu (in corsivo nel testo). E devi farlo meglio che puoi, anche se costa fatica e non ne hai voglia. Fine della storia. Destino? Caso? Il futuro che entra dentro di noi molto prima che accada? Che importa, alla fine? Il punto è che comunque tocca a te. (Corsivo) (Il 18° vampiro, Gargoyle,  I ed. tascabile, 2013, p. 13)

E le caratteristiche del cacciatore di vampiri sono lontane da modelli stereotipati e muscolari:

Questo, e non altro, secondo lui, faceva la differenza. Di smazzolatori, diceva, se ne trovano ovunque, sempre. Non altrettanto di gente disposta a star male per ciò che fa. Ad accettare, con la propria sofferenza, le conseguenze del Bene. (ivi,  p. 18 )

A queste parole, Claudio, Vergy, Giorgio, Gabriele, Elisabetta, “l’amica”, saranno fedeli fino alla fine.

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