Appunti sulla trilogia di Claudio Vergnani _ 2

giustoLeggo la trilogia vampirica di Claudio Vergnani e in contemporanea il saggio Strane coppie. Antagonismo e parodia dell’uomo qualunque di Stefano Brugnolo (ed. Il Mulino; scoperto qui) Ecco una prima provvisoria definizione tratta dal saggio di Brugnolo:

[…]si può parlare positivamente di strane coppie quando un autore ci presenta due personaggi che esistono solo l’uno in funzione dell’altro, e che pur essendo ontologicamente distinti non sono concepibili come entità separate. Se nominiamo uno dobbiamo nominare l’altro, e anche qyando in scena c’è uno dei due è inevitabile pensarlo in relazione al suo partner. (p. 19)

Chi ha letto e amato i personaggi de Il 18° vampiro, Il 36° giusto e L’ora più buia, i tre volumi che hanno decretato il successo dello scrittore modenese Vergnani, ha già capito a chi mi riferisco, e nello stesso tempo sa già che questa definizione non può essere riferita ai personaggi principali della saga vampirica di Vergnani: Vergy e Claudio. Così espressa la definizione non riguarda i nostri eroi per varie ragioni. Prima di tutto i personaggi di Vergnani esistono e godono di autonomia assoluta, non solo l’uno rispetto all’altro; in secondo luogo entrambi esprimono una ricca interiorità – di Claudio, che riveste a più riprese il ruolo di narratore, conosciamo ogni intimo movimento ; e Vergy si fa conoscere nella sua complessità di individuo dalle sue azioni, oltre che dalle parole. Infine, non si dovrebbe parlare di strana coppia, quanto piuttosto di strano trio: i nostri eroi si completano con la presenza essenziale di Gabriele, il quale detiene l’esclusiva di una raffinata funzione metaletteraria, che non spiego e che il lettore verificherà direttamente. Non credo di sbagliare affermando che Vergnani ha dislocato se stesso e la sua complessità di persona e scrittore in tutti e tre i personaggi. Uniteli, ed avrete Vergnani.

L’accostamento dunque finirebbe qui, nient’altro che una casuale contiguità di lettura. Eppure qualche nesso continua a sussistere: Brugnolo accredita tra gli esempi del topos narrativo da lui indagato Jules e Vincent, gli “strampalati killer” di Pulp fiction. Bene, non c’è dubbio che molti dialoghi tra i due Nostri nei momenti più impensati dell’azione avventurosa si richiamino esplicitamente agli incongrui battibecchi dei protagonisti del film di Tarantino. C’è poi, curiosamente una identificazione diretta: nel corso di un’operazione particolarmente avventata, Matthew, il nano ivoriano antagonista e temporaneo alleato dei nostri ammazzavampiri, (uno dei comprimari più riusciti di tutta la saga) li paragona proprio a Stanlio e Ollio, la strana coppia per eccellenza del saggio di Brugnolo. D’altra parte andando avanti nella lettura del saggio troviamo questa specificazione. Una forzatura che non troverebbe d’accordo né lo scrittore né il ricercatore, ma certamente una forzatura suggestiva:

[…] là dove agiscono – e quasi sempre agiscono proponendosi grottescamente di realizzare compiti importanti e difficili-, creano garbugli, confusione, mulinelli, equivoci, qui pro quo (in corsivo nel testo), sia a livello di scambi verbali che di azioni vere e proprie. Questo li rende inevitabilmente pasticcioni, approssimativi, goffi (p. 21)

E ancora:

Quando entrano in scena questi personaggi … vacilla il principio d’identità (in corsivo nel testo), sia a livello logico che di funzioni e ruoli, di gerarchie sociali e non solo: l’Io si distingue male dal Tu, l’Alto dal Basso, la Destra dalla Sinistra, la Copia dall’originale, e così via, con effetti dirompenti i inversione di ruoli, turbamento, carnevale, che tendono a confondere un po’ tutti. (p.21)

strane coMolte situazioni orrorifiche e/o esilaranti della trilogia ( una per tutte, un certo pestaggio al buio in apertura del terzo volume) sono facilmente riconducibili alle condizioni sopra riportate. E, se a vacillare non è tanto il principio di identità quanto il principio di realtà, secondo le specifiche coordinate narrative dell’invasione vampirica, si tratta a ben vedere solo di un’inversione di prospettiva – crisi della presenza e mondo magico, si possono pensare condizioni connesse, complementari, come ne Il mondo magico di De Martino.

Anche nella caratterizzazione sociale ed esistenziale dei personaggi si possono trovare significative assonanze:

[…] appartengono entrambi a una categoria sociale bassa o comunque marginale. In genere ci vengono presentati come degli outsiders, secondo una varietà di casiche però comprende figure di tipo servile, equivoco, e spesso anche canagliesco. I due outsiders non rispettano quasi mai le distanze e le convenienze  (in corsivo nel testo), non sanno stare al loro posto, tendono a intromettersi negli affari degli altri, a invadere le sfere sociali superiori, a destabilizzare e minacciare individui più rispettabili di loro. […] sono spesso spesso moralmente poco raccomandabili, e anzi è sorprendente notare che in molti casi si caratterizzano come persecutori e assassini  (in corsivo nel testo) (p. 21-22)

E qui l’aderenza al topos, o almeno ad alcuni dei suoi elementi, è innegabile: Vergy e Claudio sono i più perfetti outsiders ed antieroi della letteratura fantastica, sempre sull’orlo della catastrofe si muovono nella società come elefanti in cristalleria; e l’essere diventato un uccisore (se non proprio un assassino) è una delle cause della discesa nella depressione maggiore di uno dei protagonisti ( la cui descrizione è condotta magistralmente da Vergnani).

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