Appunti sulla trilogia di Claudio Vergnani _ 1

Modena, la città della "mattanza vampirica" (courtesy hotelfree.it)

Modena, la città della “mattanza vampirica” (courtesy hotelfree.it)

Con questo breve post inizia  un’esplorazione – fatta di semplici impressioni di lettura –   della trilogia vampiricadello scrittore modenese Claudio Vergnani, edita da Gargoyle tra il 2009 e il 2012.

Parafrasando non so più chi, dico che  i vampiri della trilogia di Claudio Vergnani sono essenzialmente un’invenzione linguistica: verso di loro convergono, attirati come da una calamita, tutti gli epiteti e le definizioni che connotano negativamente, dal punto di vista morale e intellettuale gli avversari della letteratura avventurosa e del  noir; ciò è il necessario contrappeso all’ istituzione di un mondo narrativo altrimenti insostenibile e condannato alla disperazione. Nel sottogenere zombie apocalypse l’esistenza dei non morti entra a far parte dell’esperienza collettiva, diversamente dal fantastico, in cui l’irruzione del soprannaturale, così come si è determinata, allo stesso modo può recedere, lasciando nel lettore il dubbio che si sia trattato di un’esperienza allucinatoria del protagonista, o al massimo di un’esperienza non comunicabile. E se come classe i vampiri si possono etichettare senza preoccupazioni per il politicamente corretto e presentano un’articolazione interna che rispecchia le differenze di classe del mondo dei vivi, tutto cambia quando il vampiro si presenta nella sua nuda individualità. In quel momento, faccia a faccia con il cacciatore, e nonostante il destino che lo attende, il vampiro esprime tutta la disperazione del suo stato: Vergnani lo rende molto  bene rappresentando la residua empatia che emerge – penso ad alcuni episodi specifici della seconda parte, Il 36° giusto- consentendo un estremo contatto con l’umano. Può sembrare strano, ma è qualcosa di struggente, per quanto totalmente privo di sentimentalismo. Direi che la stessa spinta propensione per il turpiloquio, la coprolalia e le vertiginose similitudini e metafore scatologiche dei nostri bravi protagonisti, Vergy innanzitutto, devono essere comprese come urgenza di ridefinire e affrontare con il linguaggio una realtà finita fuori controllo. In altri termini,  Vergy e Claudio, “strana coppia” del fantastico italiano contemporaneo (nel senso del topos letterario individuato da Stefano Brugnolo in un suo saggio, – ma questa appartenenza dovrà essere esplorata più attentamente) possono affrontare i loro assetati avversari  solo nominando ironicamente lo sfacelo corporale e il tabù del morto che ritorna.

 

Un pensiero su “Appunti sulla trilogia di Claudio Vergnani _ 1

  1. A me, personalmente, il Vergnani non piace moltissimo.
    Trovo il suo modo di scrivere un po’ troppo pomposo con punte di mediocrità.
    Saluti, Aurora Tagliazucchi

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