La metafora del vampiro in Elena Croce

 

G. Neocleus ne Il mostro e la morte (DeriveApprodi) ricorda come per Marx il vampiro fosse la metafora perfetta del capitale in quanto, cosa morta,   “morto che mangia il vivo”, dove il vivo è, appunto il lavoro da cui il capitalista  estrae il plusvalore, il tempo e in definitiva la vita stessa dell’operaio salariato. Nella famiglia più estesa dei ritornanti della letteratura gotica settecentesca e ottocentesca è stato intravisto invece  il vecchio ordine dell’antico regime che non vuole cedere il passo alla società borghese. A questo proposito restano insuperate le letture allegoriche compiute da  Furio Jesi, per esempio l’interpretazione della Lenore, di Bürger. A sorpresa  mi imbatto nell’uso di questa metafora ne Lo snobismo liberale (Mondadori, 1964 prima ed. Adelphi 1990) di Elena Croce, un topos insolito,  calato nella prosa eccelsa e cosmopolita dell’autrice della Patria napoletana  e collegato organicamente ad altri riferimenti al soprannaturale che innervano l’intero discorso conclusivoIl testo rappresenta lo snobismo come atteggiamento sociale connesso al tramonto degli ideali spirituali e culturali grandi-borghesi , ovviamente ben noti all’autrice per averli respirati e vissuti quotidianamente: l’élite liberale in Italia fallì due volte, la prima di fronte all’impossibilità di realizzare gli elevati valori di cui si era nutrita, la seconda di fronte al fascismo, che disprezzava, ma con il quale si adattò a convivere. In questo quadro di crisi avanza lo snob, portatore di un vuoto a cui non erano estranee le cerchie liberali che lo accoglievano:

[…] L’élite moderna non ha avuto nulla in comune con le corti rinascimentali o i salotti illuministici. Non ha mai rappresentato un ideale di vita; ma solamente un sistema di evasione dalla vita. L’élite non si incarnava, non viveva: si “materializzava”, non appena la cerchia creava il contatto necessario, come in una seduta spiritica …

A cosa si accedeva veramente partecipando alle “sedute” che erano le riunioni mondane?

 […] A cosa conduceva quella soglia, sulla quale ci si arrestava fatalmente? Era soltanto la soglia di un magico nulla  [“nulla”in corsivo nel testo] E i personaggi non erano che dei fantasmi affascinanti. L’incantesimo, che permetteva loro di aleggiare nel mondo, si è rotto per sempre con l’ultima guerra.

Nelle riunioni delle cerchie liberali d’anteguerra “la bacchetta fatata” della padrona di casa ammetteva ” il magico scienziato”

e il grande industriale …anch’egli magico, abitato da un genio, ben altrimenti tenebroso e romantico di quello politico, il genio mammonico generatore dell’oro.

Questa sacralità è fortemente ambigua, anzi  decisamente sinistra. La ragione sta nel fatto che, per quanto caratterizzata dal disprezzo più estetico che morale per il fascismo e l’antisemitismo,

non si può considerare l’élite come un fatto vivo e umano [grassetto mio] di civiltà. A essa mancava, della civiltà, la profonda essenza religiosa, il contenuto morale racchiuso nell’ideale umanistico e illuministico

E tuttavia oggi (Elena Croce scriveva queste righe negli anni Sessanta), afferma, non è ancora passato il pericolo che gli ultimi residui nostalgici di quel mondo possono costituire per l’affermazione di un’autentica religione civile. Qui il topos del vampiro, correlato con altre figure,  dispiega tutta la sua forza esplicativa:

Solo la critica radicale del falso presupposto della élite può permetterci di combattere alcuni elementi di profonda corruzione del nostro costume, come i falsi ideali di prestigio e lo snobismo. Lo snobismo, orribile lemure che striscia presso il leggiadro fantasma dell’élite, presiede ancora, in mille paradossali reincarnazioni, alle relazioni sociali della civiltà di massa. La grande ghost story romantico-borghese non si è ancora conclusa: il fantasma dell’aristocratico è stato resuscitato come una sorta di vampiro dall’alchimia della rivoluzione industriale, che ha messo in circolazione il finto ideale del gentleman, escogitato dallo snob. La paura della terza rivoluzione, quella comunista, ha sempre più nutrito di sangue questo vampiro, sino a ridargli una preoccupante normalità e parvenza umana.  E l’élite non è l’ultimo dei motivi per cui i principio individuale, gloria della civiltà d’Occidente, sta per cedere il posto a un sistema di caste, che non è certo il miglior contraltare da opporre alle dubbie democrazie che nascono sui conformismi asiatici

Come si vede le metafore sono fittissime e interconnesse: lo snob è una larva che fin dalle origini si nasconde dietro i più elevati ideali, e nell’idealizzazione del passato, il “leggiadro fantasma”, può nascondersi il pericolo. Lo snob, con la sua conferma dell’ordine esistente sul piano estetico e mondano, si nutre dell’attaccamento delle classi dirigenti a quell’ordine. Verrebbe da dire che questo vampiro incombe sul nostro collo ogni volta che “si  racconta una storia” d’eccezioneche esalti l’individuo proprietario, il creativo, lo squalo della finanza,   illudendo e allucinando. Solo un nuovo ordine radicalmente alternativo potrà (potrebbe, avrebbe potuto …) spezzare l’incantesimo e scacciare il vampiro dal mondo. Ma appunto, questo avverrà soltanto quando il lavoro vivo non sarà più sfruttato, marxianamente, dal morto capitale.

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