A proposito di vampiri psichici: Dan Simmons, Danza macabra

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La recente uscita di Doctor Sleep mi spinge a ricordare che uno dei più bei romanzi costruiti attorno al tema dei vampiri psichici  è senz’altro Danza macabra di Dan Simmons  (Carrion Comfort, 1989 , trad. it.  InternoGiallo, 1992, recentemente ripubblicato da Gargoyle), capolavoro della letteratura avventurosa e d’azione e nello stesso tempo superba variazione sul tema dell’arcivampiro che attraversa le epoche indossando  di volta in volta le insegne del potere più brutale. Qui si tratta di nazisti e capitalisti. La forza di Simmons sta nell’allestire un grandioso scenario dell’America – un’ America devastata dalla crisi con le sue città industriali dell’est  avviate alla decadenza – un attimo prima del trionfo neoliberista e reazionario dell’epoca reaganiana, facendo muovere una posse di eroi quanto mai riluttanti e all’apparenza male assortiti: uno psichiatra ebreo reduce dei campi di concentramento, apparentemente il più debole, ma alla lunga dotato di una sovrumana (o animale) sete di giustizia, una giovane intellettuale nera e un poliziotto del sud, marginali, perdenti e vittime della storia che si troveranno a collaborare in nome del puramente umano.  Simmons è anche un maestro della paura: il terrore della possessione psichica si installa nel lettore e lo trascina alle soglie di uno stato  vicino alla paranoia. Questo accade quando i moventi dei protagonisti appaiono sempre più incerti e, forse, eterodiretti,   in un gioco infernale che inceppa i meccanismi dell’identificazione e prepara la strada alla … possessione del lettore. Intanto  il terrore di divenire vittime della possessione psichica rimanda finemente allo stato di prostrazione degli ospiti dei lager, a ricordare che il cono d’ombra di Auschwitz si proietta distintamente nella nostra epoca. Qualcuno ha detto “Hitler ha vinto la guerra”, perché la riduzione a cosa degli esseri umani è se non un obiettivo, sicuramente un gradito effetto collaterale delle attuali pratiche di dominio planetario: il senso di questo grande romanzo sta tutto qui,  in una narrazione che non ammicca mai al lettore e non fa sconti di sorta.

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