Antico regime (1): studenti e sbirri a Padova nel Settecento. La testimonianza di Casanova

Uno spaccato di vita studentesca  nelle Memorie di Giacomo Casanova, studente a Padova:

casanovA quei tempi gli studenti di Padova godevano di grandi privilegi. Erano abusi divenuti legali col passare del tempo. Sta di fatto che, per mantenere vivi i loro privilegi, gli studenti commettevano spesso dei delitti. I colpevoli non venivano puniti con severità, perché si temeva che un eccessivo rigore potesse far diminuire l’affluenza degli studenti che accorrevano a questa celebre università da tutta l’Europa. La politica del governo veneto era di dare alti compensi ai professori di gran nome e di lasciar vivere coloro che venivano ad assistere alle loro lezioni con la più ampia libertà. Gli universitari dipendevano esclusivamente da un capo degli studenti che veniva chiamato sindaco.  Costui era un gentiluomo forestiero che doveva avere un certo prestigio e che rispondeva al governo della condotta degli studenti. Il sindaco era tenuto a consegnare  alla giustizia gli studenti che violavano le leggi, e gli studenti dovevano sottomettersi al suo giudizio perché erano sicuri di essere difesi, se appena avevano una parvenza di ragione.

Gli studenti, per esempio, non sopportavano che i doganieri frugassero nei loro bagagli, e gli sbirri ordinari non avrebbero mai osato arrestare uno di loro. Portavano a loro piacimento ogni sorta di arma proibita, ingannavano impunemente tutte le ragazze che i genitori non riuscivano a sottrarre alle loro persecuzioni; turbavano spesso la quiete pubblica con schiamazzi notturni; insomma era una gioventù sfrenata che pensava solo a soddisfare i propri capricci, a ridere e a divertirsi senza alcun riguardo per il prossimo.

Accadde in quel periodo che uno sbirro entrasse in un caffè dove si trovavano due studenti. Uno dei due gli ingiunse di uscire, ma lo sbirro ignorò l’ingiunzione; lo studente allora gli tirò un colpo di pistola, ma lo mancò. Lo sbirro più abile gli rispose, ferì l’aggressore e fuggì. Subito gli studenti si riunirono al Bo [il palazzo padovano dell’università], si divisero in squadre e cominciarono a rastrellare il quartiere in cerca di sbirri, per massacrarli e vendicare così l’affronto ricevuto; ma in uno scontro due studenti rimasero uccisi. Allora venne convocata una riunione plenaria e gli studenti giurarono di non deporre le armi finché non ci sarebbero più stati sbirri a Padova. Intervenne il governo e il sindaco si impegnò a far deporre le armi, a patto che fosse data soddisfazione agli studenti perché gli sbirri avevano torto. Quello che aveva ferito lo studente nel caffè fu impiccato e la pace fu fatta; ma durante tutti gli otto giorni di tumulto la città fu pattugliata da gruppi di studenti. Siccome non volevo sembrare meno coraggioso degli altri, seguii la corrente […]  (G. Casanova,  Memorie scritte da lui medesimo, tr. di G. Brunacci, Milano, Garzanti, 2007, p. 38-39)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...