Attenti all’archetipo con Arona e Lombardi (1): Madre nera

Madre Nera_Cover_definitiva

Tra le migliori uscite dell’anno nel campo del fantastico e territori limitrofi sono senz’altro da considerare  Madre nera, di Nicola Lombardi, nome consolidato tra i più attivi dell’horror italiano, tra cinefilia e letteratura,  per i tipi di Crac Edizioni, con prefazione di Danilo Arona e, dello stesso Arona, il thrillerIo sono le voci, edito da Anordest. Dopo la favola nera, ma con suggestioni vicine alla letteratura per ragazzi de L’ Autunno di Montebuio (ed. NeroPress)  e scritto a quattro  mani con l’esordiente Micol Des Gouges, Arona ambienta negli anni Settanta una storia dal ritmo micidiale, avanzando un’interessante ipotesi storica e investigativa.

Iniziamo con questo post la presentazione e l’invito alla lettura di questi romanzi, ricchi di assonanze e quasi accomunati da una premessa comune per il metodo di indagine sulle origini del male.

Madre nera, dunque:  proprio Arona rubrica il nucleo di questo romanzo sotto “il mitologema della Madre Terribile”, tra i più terrorizzanti e  affioranti  sempre di nuovo nel  folklore come nella cronaca quotidiana, letta dai Nostri in termini di affioramenti archetipici. La madre nera è posta sotto il segno di Lilith, la luna nera, e raccoglie tutte le potenze dell’invidia struggente per la vita e la generazione. La mitologia e la letteratura conoscono bene questa figura tenebrosa. Il romanzo fantastico può permettersi di oggettivarla e mostrarla: forse il suo scopo è inseguire una forma del “numinoso”; il che, se fosse vero,confermerebbe la valenza religiosa o più semplicemente attinente al sacro di alcune esperienze di lettura. Ma la storia del solitario protagonista e del suo intenso e misterioso contatto con la Madre Nera,  è costruita in modo complesso e ammette livelli di lettura ulteriori,  che  trasformerebbero  tutta la vicenda nella espansione della psiche del protagonista, che ingloberebbe via via tutta la realtà, in un processo di riconoscimento progressivo della radice, del senso della sua vita, contro lo squallore del quotidiano, tanto più falso quanto più “reale” ed “ordinario”.  Soltanto qui, il problema (proprio della storia non tanto delle religioni costituite, quanto dei culti e delle credenze popolari) del rapporto tra mito, racconto,  fantasia,  e rito, ricordo, esperienza arcaica fondativa, è risolto da Nicola Lombardi in maniera decisa nel senso del rito: la madre nera distilla le sue sofferenze infantili e giovanili restituendole in un rito di sangue, consacrato a un dio nascosto, fino alla fine ammantato di ambiguità. Chi è il Padre?  Che equivale a chiedersi, una volta accettata questa gnosi rovesciata: a quali insostenibili reversioni vanno  incontro  il mito e il rito cattolici?  Se leggiamo con un pizzico di libertà libri come Il sugo della vita di Piero Camporesi e L’accusa del sangue di Furio Jesi troviamo qualche possibile risposta. La radice dell’ossessione  medievale e moderna per il sangue, con tutte le sue propaggini letterarie e popolari  consiste nella reversione più proibita, quella dell’eucaristia cristiana, proiettata su minoranze e marginali. Ora se trasferiamo la reversione del mito eucaristico dal mito al rito e dal rito alla storia, magari una storia individuale di sofferenze e mancanza d’amore, matres  tenebrarum di ogni  psicosi, ecco servita la controiniziazione non però rituale, ma selvaggia, disorganizzata, intrisa di sofferenza, attorno alla quale ruota il romanzo di Lombardi. Qui si parla di un rito,  e di una chiamata. Si parla di un dono. Potrà non piacere a qualcuno, ma la madre nera ha impartito una conoscenza, ed esattamente la conoscenza della profondità dell’esistenza e della nullità di tutto ciò attorno al quale  ruota la vita dissanguata del presente.

Non sono un accademico, e nemmeno un critico, ma  riconosco i buoni libri quando, al di là dei dettagli, un’immagine, un simbolo generano narrativamente ed architettonicamente il testo e  l’idea non è semplicemente un suo contenuto o un “messaggio” giustapposti.  Non tutti  i romanzi di genere raggiungono questi livelli “olografici” o se volete “organici”, come osserverebbe un fine letterato e insegnante di scrittura italiano.  Madre Nera di Lombardi dimostra di essere un oggetto del genere: innanzitutto è notevole che un occhio del ciclone del romanzo sia collocato eccentricamente rispetto al testo nella sua interezza e liberi il lettore da una insostenibile tensione, dovuta all’attesa di una tragedia imminente, tensione sapientemente alimentata nella prima parte del romanzo. Ed è ancora più notevole il finale, del quale voglio soltanto dire che è perfetto e  trascina il lettore nell’emozione e nell’empatia più profonda. L’archetipo ha preso corpo fragilità vecchiaia.    (1. continua)

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