Pier Francesco Liguori. La stanza del naturalista

Settecentesca-incisione-di-Louis-Jean-Desprez-bellissima-veduta-della-splendida-Città-di-MaglieLa cultura accademica positivista, egemone nell’Italia unita, cominciò a subire alla fine del XIX secolo  il tiro incrociato della nuova cultura dei Labriola, i Gentile , i Croce; all’alba del Novecento sopravviveva in alcune nicchie accademiche (come nel caso dei geografi) e in provincia, dove si perpetuava la tradizione degli eruditi: antiquari, storici, letterati e naturalisti , folkloristi che continuavano ad accumulare una messe preziosa di dati pubblicati in annuari, atti di accademie, annali delle sezioni locali di istituzioni come la  società di Storia Patria: una ricchezza che smentisce ogni sottovalutazione ed ironia neoidealistica. Il Salento in particolare fu, ed è ancora oggi, terra di bibliotecari, archivisti, insegnanti, medici ( si pensi per esempio al De Raho e al suo ruolo decisivo per lo studio  del tarantismo) dottissimi ed eruditi. E’ questo lo sfondo storico,  sul quale è costruito il romanzo, a metà tra mistery e thriller storico ( ma sono pronto ad accogliere definizioni più calzanti) La stanza del naturalista  (Ananke, Torino, 2012,  2. ed. 2013),  di Pier Francesco Liguori, scrittore salentino operante a Torino, che  evoca  dal  fondo del positivismo morente un tenebroso sperimentatore, affine per interessi e passione ai filosofi-maghi del Rinascimento e a loro legato dalla catena, tutt’altro che arida, dell’erudizione. Liguori  immagina che il sole accecante del meriggio salentino nella nobile città di Maglie  nasconda oggi (o meglio nel 1990, epoca narrativamente libera da internet e cellulari) il segreto di una famiglia  maledetta dalla sete luciferina di conoscenza del suo membro più illustre. Un segreto che dovrà essere svelato da una squadra di ricercatori coinvolti nella vicenda da una sete  di conoscenza non meno esclusiva: un eccentrico professore di Scienze (il personaggio più convincente), uno scapigliato archeologo medievale e … nientemeno che il prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana dovranno dipanare una vicenda di uomini di scienza, visionari e, soprattutto,  libri. images-4Partendo dalle meraviglie del Tesoro Messicano, ultima grande opera collettiva lincea, la narrazione scorre avvincente, e  attraverso le suggestioni del  Voyage pittoresque dell’abate di Saint-Non arriva alla soluzione alla fine di un’immancabile e avventurosa discesa ipogea.  Non voglio dire altro per non rovinare una lettura godibile e venata di lieve ironia; concludo osservando che certamente l’autore ha saputo far germinare un racconto da un’intuizione di fondo sulla lugubre ossessione per la materia, l’allucinata fissazione per il corporeo che un’epoca tra le più spaventose e oscure ha coltivato, finendo per suscitare le note e clamorose reversioni irrazionalistiche, colonizzatrici dell’immaginario e della cultura politica novecentesca.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...