ZOMBIE STORIES

Tommaso Pincio Post

Per Colson Whitehead, in principio era l’orrore, anzi l’horror. Un’immersione metodica nelle produzioni più truculente e demenziali dell’industria cinematografica. Pellicole di infima qualità, mal recitate e peggio dirette, che a New York era possibile vedere soltanto in sale di dubbia reputazione, lerce e fatiscenti e dalle cui ultime file si spandeva, inconfondibile, l’odore della marijuana. La prima di queste visioni pare risalire al 1975, quando lo scrittore aveva appena cinque anni. Stando a quel che egli stesso racconta in un testo autobiografico comparso lo scorso anno su «The New Yorker», tanta precocità si deve a genitori con opinioni poco convenzionali circa quel che è adatto a un bambino. È probabile che con genitori diversi e con una educazione cinematografica meno tinta di sanguigno, Whitehead sarebbe giunto a vedere l’umanità con altri occhi, occhi benevoli, fiduciosi. Fatto sta che quanto più teme ora, da adulto, è il prossimo suo, le persone…

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