Note su un “non corso” di scrittura e narrazione

Nel “non corso” (in realtà non- un corso) di scrittura e narrazione di Giulio Mozzi, liberamente scaricabile da Vibrisse, il lettore può cercare la “forma in cavo” della sua esperienza, verificandola nelle determinazioni e nelle antinomie portanti dell’esperienza della scrittura, al di là di ogni falsa prossimità tra autore e lettore.

Una determinazione innazitutto: quella che distingue fantasia, produzione incontrollata di immagini e rigoroso dominio dell’immaginazione. Sembra che lo scrittore sia qui il depositario di una disciplina ormai estinta in altri domini dell’esperienza, la rigorosa disciplina dell’immaginativa, che istituisce un mondo perfino più ampio di quello che appare nell’opera. Disciplina tanto più ardua quanto più il mondo da istituire sia comune, quotidiano, prossimo a quello del lettore. Osservo di passaggio che la sfrenata fantasia degli autori di genere deve essere compensata con alte doti speculative perché la loro opera abbia valore.

Le antinomie ( irriducibili dunque, indisponibili alla preminenza di questa o quella teoria critica) della scrittura sono essenzialmente:

1) la polarità espressione – comunicazione (prevalendo la prima ne vengono fuori quegli “urli” costati sguardi di riprovazione sul treno a causa delle irrefrenabili risate suscitate durante la lettura). Nella scrittura è incorporata un’intenzionalità, uno slancio verso il lettore, qualcosa di più di una semplice funzione, tratteggiata da Mozzi in termini agostiniani ( nell’interiorità dell’autore sta -abita- risiede il lettore).

2) La polarità immanenza (appartenenza dell’opera al mondo) –  trascendenza ( capacità dell’opera di prefigurare un “altrove” rispetto al presente, al qui e ora). Il lettore, qualsiasi lettore, sperimenta questa condizione in relazione ad  un investimento esistenziale colossale dell’autore sull’opera sentita come un tutto, come un oggetto che deve assorbire tutta l’attenzione vitale dell’autore sulla sua forma visibile; la serietà di questa attitudine è descritta con termini che non lasciano spazio a dubbi, termini tanto più impressionanti  provenendo da un autore notoriamente così misurato. Mozzi parla in termini olistici dell’opera; col che mi sembra voler superare, se non altro nei termini operativi e provvisori propri della didattica, l’alternativa tra formalismo ed emeneutica. Ma se l’opera è un “tutto” (di cui l’autore deve cogliere la natura sinotticamente, e il lettore dapprima diacronicamente, infine sinotticamente: questo succede quando un libro risuona nell’anima del lettore) essa  può essere pensata letteralmente come un ologramma, in cui ogni parte contiene il tutto. Dal lato del lettore: l’opera non è la somma di tutte le letture possibili per quanto infinite, ma ogni lettura contiene l’intera opera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...