Il gotico, probabilmente

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di Body e Cowley

Il dottor Watson e Sir Henry Baskerville, sono lanciati all’inseguimento di un pericoloso evaso che si rifugia tra gli anfratti e i manufatti preistorici della brughiera di Dartmoor, la landa desolata che si estende attorno al maniero dei Baskerville:

“Eravamo tutt’e due discreti corridori e in buona efficienza, ma quasi subito ci siamo resi conto che non avevamo nessuna possibilità di raggiungerlo. L’abbiamo seguito a lungo sotto la luce della luna finché non s’è ridotto a un minuscolo puntino che si muoveva con pazzesca rapidità tra i massi di un colle lontano. La distanza tra noi e la nostra preda aumentava sempre più. Infine ci siamo fermati e seduti ansimanti su due pietre, mentre il fuggiasco scompariva definitivamente in lontananza. In quel preciso momento è accaduto un fatto stranissimo e assolutamente inaspettato.  Ci eravamo alzati e stavamo per dirigerci verso casa. La luna era bassa sull’orizzonte, e il pinnacolo dentellato di una guglia granitica si innalzava contro la curva inferiore del suo disco d’argento. In quel punto, stagliata come una statua d’ebano su quello sfondo luminoso, ho vista sul masso una figura d’uomo. Non dovete credere che sia stata un’allucinazione, Holmes. Vi garantisco che non ho mai visto in vita mia nulla di più chiaro. Per quanto mi era dato giudicare si trattava di un uomo alto e magro. Era in piedi, le gambe leggermente divaricate, le braccia conserte, il capo chino, quasi stesse meditando sulla sconfinata desolazione di torba e di granito che si stendeva davanti a lui. Avrebbe potuto essere benissimo lo spirito stesso di quel luogo terribile. non era il forzato. […] Con un’esclamazione di sorpresa ho additato l’apparizione al baronetto, ma nell’attimo in cui mi sono voltato per afferrargli il braccio, l’uomo si era dileguato. L’aguzza guglia di granito era sempre lì a tagliare l’orlo inferiore della luna, ma la sua vetta non recava più alcuna traccia della immobile, silenziosa visione. ” (A. Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, Oscar Mondadori,  p. 109-110)

La vicenda avrà poi uno scioglimento razionale e perfino ironico. Ma qui, come  ne Il gran dio Pan di Machen, un’epoca che si considera il vertice assoluto della civiltà teme (o spera) di veder risorgere da un momento all’altro le antiche divinità della terra.

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