L’Abruzzo magico di Cesare Bermani

volare al sabbaCesare Bermani, insieme ad Alessandro Portelli, è il maggiore studioso italiano vivente  di storia orale, ed in particolare di storia  del movimento operaio . Nella sua opera si salda l’interesse folklorico e l’attenzione alle espressioni più varie ed estese  della cultura delle classi subalterne. Dagli anni ’90 ha tra l’altro diretto le sue ricerche  sulle leggende urbane nella storia e nel mondo contemporaneo (Il bambino è servito, edito da Dedalo e Spegni la luce che passa Pippo, edito da Odradek)

Questa è una lettura particolarmente intempestiva. Nel 2008 infatti, per i tipi di DeriveApprodi, Cesare Bermani pubblicò Volare al sabba. Una ricerca di stregoneria popolare,  resoconto di una ricerca sul campo condotta da Bermani a Villa Zaccheo, minuscola frazione del comune di Castellalto, principalmente  tra il 1965 e il 1976. Il lettore di questo blog deve sapere che nell’attuale immagine della testata (immagine riportata sotto) si intravedono esattamente le colline di Castellalto ai cui piedi si trova Villa Zaccheo, che oggi è raggiunta dalla superstrada Teramo-mare, prosecuzione dell’autostrada A24 Teramo-Roma. Leggere questo libro ha significato per l’estensore di queste note vedere materializzati nella forma autorevole e prestigiosa della ricerca scientifica, i racconti e le suggestioni colte dalla voce della propria madre, di un anno più anziana dell’autore, una donna che ha vissuto l’epoca tumultuosa ed esaltante dell’emancipazione e dell’acculturazione, e  che è più volte tornata con sguardo sereno e partecipe a quella componente ineludibile dell’esperienza infantile e giovanile nelle campagne teramane che fu il contatto con le credenze folkloriche soprannaturali. Credenze sempre in precario equilibrio con la fede cattolica, profondamente sentita in una famiglia contadina di mezzadri poi divenuti piccoli proprietari;  ma anche in rapporto  dialettico con l’esperienza di un padre e un fratello fortunosamente tornati da due guerre mondiali con il loro bagaglio di avventure, dolori, conoscenza del mondo. Fonte di particolare commozione è stato anche vedere trascritto l’arduo e sconosciuto dialetto materno, proprio di queste contrade, con tutte le sue asprezze e artimie, modulato sui tempi della povertà e della precarietà esistenziale. Credo che non ci sia dialetto nell’Italia peninsulare che presenti difficoltà maggiori della parlata contadina delle colline teramane: grazie quindi a Cesare Bermani per le estese e ricche trascrizioni derivate da ore e ore di registrazione sul campo.

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Dalla ricerca di Bermani, emerge un universo coerente e coeso di credenze sull’esistenza delle streghe,  donne mutaforma,continuamente in agguato ad insidiare la salute e la vita di raccolti, animali e, soprattutto bambini. La precarietà dell’esistenza degli infanti scatena fabulazioni  sul potere mortifero di quelle “porcherie” ( “purcarije” ) e “cose brutte” che  sono le donne toccate dal marchio della stregoneria. Sullo sfondo, un rapporto violento ed esclusivo, totalizzante, della madre abruzzese, mediterranea,  con il bambino, un amore vissuto secondo schemi secolari mediterranei appunto, e balcanici, in cui l’individualità dell’infante è sempre sul punto di essere soverchiata dall’amore della madre, che cancella ogni distinzione. Il piemontese Bermani coglie l’usanza abruzzese (ma non solo abruzzese) di chiamare i figli  “Mamma” oppure anche “Papà”,  uso che testimonierebbe il rifiuto dell’alterità del figlio a favore di una più complessa “unità duale”) A rovescio, il pericolo non può non essere altrettanto assoluto, in un mondo dove i piccoli possono morire, per una semplice intolleranza, o per una dissenteria. Invidia e avidità possono colpire, anche involontariamente,  il benessere e la vita di individui e famiglie; di qui qui la necessità di approntare difese apotropaiche più o meno derivate dai classici falli contro il potere mortifero dell’occhio.

Nella piccola comunità di Villa Zaccheo si riproducono istanze di esclusione e interdetti ben noti agli storici della stregoneria di tutti i tempi e di tutte le latitudini.  Le campagne teramane, le sue fratte, i boschetti cedui, i crocicchi, le fonti, gli stagni, sono  teatro di apparizioni, scorrerie, secondo le isolinee di una geografia occulta e notturna, punteggiata da divieti, zone proibite, nel rispetto di tempi sacri e  rivelatori. L’immaginario maschile favoleggia in continuazione dell’esistenza di una congrega femminile pronta ad abusare di padri, fratelli, fidanzati, mariti, da coinvolgere in folli voli notturni verso quell’onphalos di tutto il Sud magico che è il Noce di Benevento, località più fantastica che reale, orizzonte ultimo di voli notturni e scorribande col sangue dei malcapitati di turno. Non mancano del resto stregoni e lupi mannari a solcare  le strade vicinali e le carrozzabili di una provincia teramana sul crinale tra la persistenza dell’arcaico mondo rurale e l’irruzione della modernità, rappresentata, dalla realtà delle migrazioni interne, dall’industrializzazione compiuta secondo il più selvaggio modello veneto. Figure intermedie sono li magarune, esperti nell’individuare e neutralizzare le influenze stregonesche, e  pronti a vestire le sembianze di maghi e guaritori metropolitani, in un Abruzzo segnato dalla dicotomia tra un’entroterra arretrato e una costa avviata verso una forma provvisoria di modernità metropolitana.  Significativo  a questo proposito il fatto che Bermani ne Il bambino è servito torni in Abruzzo negli Anni ’80 e verifichi il transito di molte credenze verso forme di esoterismo subculturale,  unito a modalità di trasmissione delle credenze tipico delle leggende urbane.

L’interpretazione di questo mondo ricco e drammatico, viene condotta dal Bermani,  secondo una triplice direttrice.  Campeggia l’opera del Ginzburg  ( in particolare I benandanti e  Storia notturna)  e di altri specialisti, storici e antropologi,  a fornire ex post un orizzonte vastissimo che rimanda alla matrice ultima della quasi totalità delle esperienze spirituali, colte e popolari, dell’Occidente ( e non solo, naturalmente) che è lo sciamanesimo. (Si pensi d’altra parte a quanto siano importanti ne Il mondo magico di De Martino le testimonianze artiche e siberiane). Non meno importante è la ripresa di temi psicodinamici nel tentativo di districare quell’unità duale madre-figlio che genera per inversione il tema delle malie e delle fatture.  In ultimo non è possibile parlare della produzione culturale delle classi subalterne senza riferire tale patrimonio, alla subordinazione di classe e allo scontro di classe otto-novecentesco, alle condizioni di  vita eccezionalmente precarie e arcaiche dei contadini abruzzesi fino al secondo dopoguerra. Ammirare la meravigliosa coerenza del mondo culturale contadino, le assonanze con altri universi folklorici, la forza pragmatica degli assunti sulla credenza nella stregoneria (impressionanti a tale proposito le testimonianze sulla credenza nella fattura a morte, magia blasfema e maledetta, praticata da pochi e temuti stregoni e streghe) non significa dimenticare le condizioni materiali inaccettabili che ne hanno determinato lo sviluppo.

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