Lovecraft: razzismo e gerarchie dell’occulto 3

HPLChi può adorare simili deità? I malcapitati protagonisti   dei racconti di Lovecraft incappano prima o poi nella non invidiabile esperienza della “gnosi negativa”, che li mette a parte della natura non proprio benevola della realtà; ma ancora più sconvolgente è per loro venire a sapere che, tra gli umani, qualcuno collabora con la tenebra, in un intenso commercio, attivo dalla notte dei tempi.    L.  allestisce un universo narrativo in cui tutte le tradizioni esoteriche trovano la loro spiegazione ultima e la loro ragion d’essere nel collegamento a Yog Sothoth, Cthulhu e gli altri: quanto più primitive, lontane dall’Occidente, e dunque quanto più malvagie, tanto più tali tradizioni si avvicinano al centro invisibile del culto, con un disinteresse nel male impeccabile. Con le dovute eccezioni nel campo dei bianchi, naturalmente – basta andare all’indietro nel tempo o  nella scala sociale: il fenomeno della stregoneria è incluso ugualmente in questa vasta finzione.  L. non aveva difficoltà a servirsi delle discusse tesi storiche di Margaret Murray riguardanti l’origine della stregoneria per dare sostanza alla sua visione. Ora, si potrebbe far rientrare questo schema, dove esotismo e alterità antropologica, estetica ecc.   si caricano di significati etici e metafisici, (come in alcune visioni di Chesterton, ne I Paradossi di Mr. Pond, per esempio), nella nota categoria dell’ “orientalismo”,  ma temo che il tentativo non sarebbe più convincente della medesima operazione compiuta sul Dracula di Stoker: rimando in proposito ai testi tradotti in italiano di Mark Neocleous, studioso marxista che ha efficacemente mostrato tutti i limiti di una impostazione “culturalista” e decostruzionista sui temi del fantastico ( Il mostro e la morte, Ed. DeriveApprodi).

Resta il fatto che una correlazione tra sapere occulto e appartenenza razziale esiste, e che essa integra, come nel caso della stregoneria storica, pezzi del mondo occidentale non omologati alla norma urbana e cristiana, pagani in senso stretto dunque.  Di più: si intravede una gerarchia dell’occulto  che rispecchia fedelmente, seppure in modo rovesciato, subordinazione sociale e rapporti di forza imposti dall’aristocrazia WASP agli ultimi arrivati nella storia dell’emigrazione, ma anche dalla civiltà urbana   al mondo rurale, spesso descritto come degenerato e perduto: il terrore di molti racconti nasce proprio dalla prossimità dell’estraneo. Particolarmente interessante è la posizione che, in questa gerarchia,  occupano latini e cattolici. In attesa di tempeste esoteriche imminenti o davanti ai segni della presenza di forze oscure , gli immigrati non wasp, soprattutto se cattolici, mostrano una notevole sensibilità, a differenza degli americani di pura ascendenza protestante, che sembrano averla irrimediabilmente perduta;   più preparati a contromisure da approntarsi nella sfera del soprannaturale, non collaborano col male (come può accadere ad uno stregone del passato, un sacerdote haitiano o ad un villico dei monti Appalachi) ma hanno le antenne per captarlo. Questa è una prova della loro prossimità, dovuta ad una sapienza millenaria e ad una predisposizione razziale. E, punto altrettanto importante,  le “antenne” con cui certi  preti captano l’occulto non sono altro che la parodia o, se si vuole, la trasposizione nel campo del fantastico della natura sacramentale dei riti cattolici, per nulla distinguibili dai comuni riti magici agli occhi di un protestante, perfetti come elementi di mediazione tra la rappresentazione del quotidiano e l’irruzione del fantastico.

Conclusione: un’ipotesi di lavoro

L. ha inceppato a modo suo la macchina mitologica, materializzando brutalmente  il fondo invisibile, il centro vuoto  di ogni simbolizzazione, nel  tentativo  di smascherare la pretesa mistica e sapienziale di ogni tradizione, nel tentativo di ostentare  il puro nulla sotto forma di un materiale, suppurante abominio, e prendendo infine congedo letterario dal gotico e  le sue più raffinate propaggini (fuori dalla letteratura non avrebbe mai immaginato il sorgere di culti legati ai suoi testi – siamo certi che li avrebbe sconfessati con sdegno) . Con questo movimento, Lovecraft è approdato, tramite il passaggio necessario ( a causa di molteplici interdetti non solo letterari) per l’universo weird e pulp, alla science fiction, aprendo una strada nuova. Se però guardiamo alla loro sostanza, quegli abomini sono immagini di angoscia per la capacità generatrice della materia, per la vita organica, per l’uomo stesso che ne è l’aberrazione ultima. Il razzismo di Lovecraft è, dalle affermazioni ideologiche più spinte ai racconti, è la disturbante espressione di questa smisurata angoscia e il correlativo ideologico di una scelta ultimativa per la morte e per il non essere.

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