Leggere Lovecraft 1

Ho di fronte  una delle tante edizioni Mondadori dei racconti di Lovecraft. Nel tempo la qualità della  grafica è scesa alquanto, da quando campeggiavano sulla copertina i meravigliosi  disegni di Kubin:  il nome dell’autore vi appare deformato e in rilievo, sottoposto ad una torsione che vuole esprimere, nei paraggi più lontani dal testo, l’angoscia – ammesso che di tale sentimento si tratti- che assalirà il lettore di lì a poco. Il nome dell’ autore diventa segno dell’opera, secondo una logica cara alla letteratura “di genere” ed ignota, o meglio vietata, alla letteratura “mainstream” e ai classici. Comprereste un Dante sulla cui copertina campeggiasse il nome dell’autore reso graficamente con lingue di fuoco? Il lettore italiano è poi fuorviato dal suono solenne di questo mite cognome della Nuova Inghliterra, che risulta rimbombante, cavernoso, soprattutto quando i giovani lettori lo storpiano con venerazione,  pronunciandolo come Lovercraft ! Quel nome è una promessa, è proprio il caso di dire che il nome dell’autore è, per ragioni interne alla cultura pop e  commerciale, divenuto icona.

Eppure non vi è autore del fantastico  per il quale l’identificazione con la propria opera sia più ardua, se non impossibile, quanto in H.P.L. Non vi è autore dell’orrore per il quale le categorie stesse di autore ed opera siano più fluidificate e sottoposte ad una critica altrettanto netta, per quanto implicita: questo ci insegna Lovecraft, che non ebbe una vita e, a rigore, neanche un’opera. ( 1. continua) 

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